“Europa sovrana”: a dibattito con Paolo Guerrieri

Per un’Unione Europea competitiva in un mondo nuovo 

Fausta Speranza   – giornalista della redazione Cultura de “L’Osservatore Romano”

ospite della trasmissione Il mondo alla radio di  Stefano Leszczynski,  con il professor Paolo Guerrieri – economista e docente all’Università di Parigi  Sciences Po, autore con Pier Carlo Padoan del libro Europa Sovrana. Le tre sfide di un mondo nuovo (2024 Laterza)

su Radio Vaticana:

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Archivi e libri, anniversari d’eccezione per due scuole in Vaticano

L’udienza del Papa aprirà la giornata di studio voluta il 13 maggio per celebrare il 140.mo anniversario della Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica e il 90.mo della Scuola Vaticana di Biblioteconomia. L’evento presentato stamane in Sala Stampa Vaticana. Negli interventi, la missione originaria si intreccia con le nuove tecnologie

Fausta Speranza – Città del Vaticano

Depositi unici della memoria e dell’ingegno umano stratificati lungo i secoli entro una prospettiva insieme umana ed ecclesiale: rappresentano tutto ciò l’Archivio Apostolico Vaticano e la Biblioteca Apostolica Vaticana e si capisce subito quanto siano preziose, al loro interno, la Scuola di Paleografia, Diplomatica e Archivistica voluta da Leone XIII 140 anni fa, e la Scuola di Biblioteconomia istituita da Pio XI, 90 anni fa.

Si tratta di due anniversari che saranno celebrati con una giornata di studio il 13 maggio prossimo, un evento presentato questa mattina in Sala Stampa vaticana da monsignor Angelo Vincenzo Zani, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa; da monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano e direttore della Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica; da don Mauro Mantovani, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana e direttore della Scuola Vaticana di Biblioteconomia.

Sfide vecchie e nuove

“Un’occasione per ripercorrere la storia e la finalità delle due scuole con uno sguardo rivolto alle prospettive future”: così monsignor Vincenzo Zani sottolinea l’importanza di celebrare due anniversari d’eccezione. Ricorda che papa Ratti parlava del “culto della scienza e della nobile fatica intorno alla scienza”, ovvero – spiega – la costellazione delle varie discipline finalizzate allo studio, alla custodia, alla valorizzazione e al miglior trattamento dei beni archivistici e librari. L’intenzione è anche quella di far conoscere meglio le due scuole che – afferma – “hanno il compito di raccogliere, custodire e mettere a disposizione di tutti il ricco patrimonio conservato perché si propaghi ovunque la conoscenza”.

Ricordando che la Biblioteca Apostolica è stata creata da Niccolò V nel 1451, e l’Archivio da Paolo V nel 1610, monsignor Zani cita Papa francesco per chiarire gli obiettivi:  “tenere vive le radici” e “coltivare la memoria”. Non mancano le sfide: monsignor Zani fotografa l’attuale “scenario di mutevole e imprevedibile, caratterizzato dalla rapidità con cui le tecnologie si evolvono e improntano profondamente anche la produzione dei contenuti intellettuali, come pure dalla instabilità e labilità del patrimonio digitale, tra formati in continuo cambiamento e rapida obsolescenza di dispositivi e applicativi”. L’impegno è notevole: mantenere la profonda e consolidata vocazione umanistica abbracciando, al tempo stesso, le nuove forme di elaborazione e propagazione del sapere. In particolare monsignor Zani sottolinea che “è stato importante, per le due scuole, porsi in dialogo con le disposizioni maturate negli ultimi venti anni attraverso il cosiddetto “Processo di Bologna”, creato per facilitare la circolazione internazionale dei docenti e studenti attraverso il riconoscimento dei relativi titoli di studio”. La Santa Sede ha aderito al Processo di Bologna nel settembre 2003.

Due curiosità dall’Archivio

Il prefetto monsignor Sergio Pagano ha ricordato che Carlo Emilio Gadda, che si trovava fin dal 1931 in Vaticano per via del suo impiego presso i Servizi tecnici come reggente della sezione tecnologica dell’Ufficio centrale,  nel 1936 si iscrisse alla Scuola di archivistica anche se non completò il corso. Inoltre, Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo cita il segretario del cardinale di Palermo, don Pacchiotti che – dice monsignor Pagano – effettivamente era stato allievo della Scuola di Paleografia.

A proposito di valori fondamentali, il prefetto Pagano ricorda il “clima favorevole agli studi storici durante la seconda metà del XIX secolo” e la lettera Saepenumero considerantes del 18 agosto 1883 con cui papa Leone XIII   proponeva agli studiosi cattolici di rientrare in forza nel campo scientifico, in specie storico, senza remore e paure. Il papa affermava: “Ai nudi racconti si opponga la faticosa e paziente investigazione; alla leggerezza del sentenziare la maturità de’ giudizi; al capriccio delle opinioni la saviezza della critica. I fatti travisati o supposti si faccia il possibile a fin di restituirli alla vera luce col ricorrere ai fonti; e a questo in special modo gli scrittori pongano ben mente, esser primaria legge della storia, non osar dir nulla di falso, né tacere nulla di vero.

L’apertura degli Archivi Vaticani fu decretata alla fine del 1880 e realizzata già all’inizio del 1881 e il Motu proprio Fin dal principio del 1° maggio 1884 contiene il regolamento dell’Archivio e gli ordinamenti per la Scuola. Nel 1923, sotto Pio XI, fu istituito presso la Scuola Vaticana di Paleografia un corso minore di Archivistica, per addestrare gli allievi “a comporre buoni indici e carte e di manoscritti” in modo da “soddisfare ad uno dei più stringenti bisogni dei possessori e degli studiosi e alle ripetute forti prescrizioni dell’autorità”. Il nome della Scuola dunque cambiò in Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica.

Biblioteconomia e “diplomazia culturale”  

La finalità principale delle celebrazioni – chiarisce don Mauro Mantovani – non è quella di guardare al passato ma quella di prendersi cura degli studi specialistici in scienze biblioteconomiche come di “un campo fertile in cui esercitare l’interdisciplinarità forte, esercitandosi ad una visione d’insieme”. E al paradigma della competenza si aggiunge dunque “la capacità di adattamento ai diversi contesti di impiego e di genere di biblioteche, al long life learning”.

Emerge una responsabilità particolare: lavorare a servizio delle future generazioni fa del bibliotecario un operatore di “diplomazia culturale”. E pertanto – sottolinea don Mantovani – tanto più è grande il patrimonio librario di un’Istituzione, quanto più grande deve essere il ‘patrimonio umano’ di chi in essa vi opera”.

Sguardo al Giubileo

A proposito di prossimo futuro, don Mantovani chiarisce che ci sono iniziative in preparazione per il Giubileo citando in particolare una esposizione dedicata al tema del viaggio: si tratterà di valorizzare il Fondo Poma. E poi c’è anche un progetto per una mostra particolare di monete. Inoltre don Mantovani annuncia che l’Expo di Osaka in Giappone nell’anno del Giubileo sarà occasione di scambio. Don Mantovani torna con la memoria al primo corso della Scuola Vaticana di Biblioteconomia che prese avvio il 13 novembre 1934, per citare  la Prolusione in cui il futuro cardinale Eugène Tisserant “indicò con i seguenti verbi l’identità e la professionalità del bibliotecario da formare: aver cura, conservare, accrescere” ordinare, mettere in valore”. Sono proprio questi – afferma – gli obiettivi da tradurre in didattica.

La giornata del 13 maggio

Papa Francesco accoglierà nella mattina del 13 maggio prossimo nella Sala Clementina dei Palazzi Apostolici gli allievi e il corpo docente delle due scuole. Poi presso la Pontificia Università Urbaniana avrà luogo la conferenza, presieduta da monsignor Zani. Interverranno, oltre ai prefetti delle due scuole, il segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin; il rettore della Pontificia Università Urbaniana, Vincenzo Buonomo; l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto; il prorettore all’Autonomia organizzativa, innovazione amministrativa e programmazione delle risorse dell’Università La Sapienza di Roma, Marco Mancini.

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2024-05/vaticano-anniversari-scuole-paleografia-e-biblioteconomia.html

Tante opportunità dietro quei limiti

22 aprile 2024

Concluso a Napoli il convegno della Cei su disabilità e inclusione

Oltre le disabilità si può andare con un bagaglio di tecnologia e creatività ma soprattutto serve la consapevolezza che la vulnerabilità non è un confine ma una condizione dell’essere umano, uno spazio di fratellanza. A conclusione di Noi, non loro — l’incontro organizzato dal 19 al 21 aprile a Scampia (Napoli) dal Servizio per la pastorale delle persone con disabilità della Conferenza episcopale italiana — sono tanti gli orizzonti di riflessione aperti ed è rinnovato lo slancio di collaborazione tra le tantissime realtà che sul territorio si prendono cura dei più fragili. La messa celebrata ieri mattina nel Duomo di Napoli dall’arcivescovo Domenico Battaglia ha permesso, con l’ausilio di varia strumentazione, il coinvolgimento diretto di persone con disabilità ed è stata un momento di festa segnato dalla riflessione personale del presule sulla «solitudine che rischia di affliggere chiunque quando non riesce ad andare oltre il proprio io».

La vulnerabilità, della quale la disabilità è una declinazione, non è qualcosa che appartiene ad alcune categorie ma riguarda tutti. Lo ha sottolineato anche don Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei, ricordando che, «quando nella storia l’uomo ha pensato di essere un superuomo dimenticando la propria limitatezza, ha dato vita agli orrori più gravi, frutto di impostazioni ideologiche». Vulnerabilità — ha chiarito — è «lo spazio dei limiti e delle ferite che tutti sperimentiamo ed è proprio questo lo spazio di umanità che Dio incarnandosi ha scelto di abitare insieme con l’uomo». Grazie alle testimonianze di associazioni, realtà parrocchiali o diocesane, è emerso un quadro essenziale dei bisogni ma anche dei sorprendenti risultati raggiunti quando entrano in campo attenzione e ascolto. È il caso di “Insuperabili”, associazione nata in Campania dallo slancio di Raffaella Bussetti, che offre a suo figlio affetto da autismo e ad altri ragazzi come lui la possibilità di fare sport con coach professionisti. Se per le problematiche fisiche, infatti, è stato fatto un percorso importante fino alle Paralimpiadi, «restano molte più barriere per l’accesso allo sport di chi ha disagi mentali, a partire dall’autismo».

Don Giovanni Stefanelli ha chiarito l’obiettivo dell’associazione “Autismo io ci sono”: dare una risposta a bambini, giovani e adulti autistici e alle loro famiglie attraverso una presa in carico globale che significa innanzitutto «coinvolgere figure professionali». Oggi l’associazione offre un supporto a scuole e a comparti sociali che si occupano di crescita e di sviluppo. Per tutte le persone che vivono problematiche «abbattere anche solo un gradino può fare la differenza», ha ribadito Marco Bertelli, della Misericordia di Firenze, parlando del «diritto a uno spazio abitabile che risponda a esigenze e scelte di vita». Se lasciare esplodere le tante potenzialità che tutti hanno è la finalità, lo psicoterapeuta Giovanni Miselli ha chiarito il punto di partenza essenziale: «Separare le persone dai problemi, capire i desideri e i valori delle persone che non riescono a esprimersi compiutamente per assecondare il progetto di vita che non bisogna negare a nessuno».

Di progetti, vecchi e nuovi, ha parlato il campione paralimpico di lancio del disco e di getto del peso Oney Tapia. Ha raccontato al ritmo di musica «la bellezza della vita perfino riscoperta quando d’improvviso ci si imbatte in una disabilità inattesa: c’è tanto dolore ma per far fronte a quel dolore si mettono in campo energie nuove». Oney, partito da Cuba con un contratto da giocatore di baseball, in Italia ha avuto bisogno di fare anche il giardiniere per mantenersi e su un albero è avvenuto l’incidente che ha provocato la perdita della vista. «Quando ti sembra di avere tutto — ci ha detto — il destino bussa alla porta e in un attimo la tua vita cambia così all’improvviso da scuoterti nel profondo». Tapia è ripartito con l’aiuto della fede e la sua vita ha preso la nuova direzione. All’incontro ha ringraziato per i tre giorni di «condivisione di pensieri ed esperienze straordinari» che ha vissuto dall’inizio alla fine. E ha lasciato il suo messaggio: «Niente può fermare i sogni».

Resta tuttavia ancora molto da fare per abbattere le barriere fisiche o mentali che rendono una società meno inclusiva. Aiuta il richiamo di Maria Rosaria Duraccio, direttore dell’Ufficio per la pastorale delle persone con disabilità della diocesi di Vallo della Lucania: «La società è fatta di persone e se le persone cambiano cambia pure la società». Dunque il richiamo: «Tutti, e per prime le persone con disabilità, siamo chiamati a cambiare il modo di concepire i limiti: dietro quei limiti ci sono le opportunità».

L’incontro ha preso ispirazione dalle parole di Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: «Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”» (35).

dalla nostra inviata a Napoli
FAUSTA SPERANZA

 

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2024-04/quo-092/tante-opportunita-dietro-quei-limiti.html

Monsignor Arellano recensisce “Fortezza Libano”

 Fortezza Libano  nella recensione dell’Osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, l’Ifad e il Wfp, monsignor Fernando Chica Arellano

sulla rivista Urbaniana University Press, settembre 2024 https://www.urbaniana.press/fascicolo/uuj-2024–2/10099

Il libro “Fortezza Libano. Tra tensioni interne e ingerenze straniere” della dott.ssa Fausta Speranza, giornalista inviata dei media vaticani, è dedicato interamente al Paese che, oltre ad essere snodo di incontri, commerci e scambi culturali tra civiltà diverse, nell’antica lingua siriaca, era «il cuore di Dio» (p.9). I molteplici viaggi che questa audace giornalista vi ha compiuto sono stati tradotti in queste pagine. Il lettore ha modo di conoscere questo Paese che un tempo era il più ricco del Vicino Oriente mentre oggi è attraversato da conflittualità interne, ingerenze straniere e ripetute crisi politiche.

Edita da Infinito Edizioni e suddivisa in quattro capitoli, la pubblicazione è impreziosita dalla prefazione di Massimo Campanini, storico del Vicino Oriente arabo e della filosofia islamica, il quale ha ricordato che «l’anomalia libanese consiste nel fatto che era un’espressione geografica trasformata surrettiziamente in Stato dal colonialismo francese» (p.10), e dall’introduzione di Pasquale Ferrara, Direttore Generale per gli Affari politici e di sicurezza del Ministero degli esteri italiano, che ha definito quella del Libano la storia di un Paese coraggioso e tenace con un popolo che ha come maggiore virtù la resilienza.

Un modello di società prezioso

Fino agli anni Settanta, il biblico Paese dei cedri era uno Stato ricco, moderno, laico e modello di società plurireligiosa. All’interno dei suoi confini convivevano in maniera pacifica sunniti, sciiti e cristiani, oltre a diverse minoranze. Tuttavia, lo scenario è mutato quando, nel corso degli anni Settanta, il Libano è stato risucchiato nell’orbita dei conflitti tra Israele, i movimenti di liberazione palestinese e la Siria.

Con riferimento ai vari gruppi etnici e religiosi si sono cominciate a formare milizie appoggiate dai vari attori regionali e il Paese è entrato così in un lungo periodo di guerra civile durata dal 1975 al 1990. Spesso il Libano è stato considerato come un vaso di coccio tra vasi di ferro. In realtà, la giornalista ne ha parlato utilizzando il termine «fortezza» con cui ha voluto specificatamente fare riferimento alla capacità del Paese di resistere di fronte alle innumerevoli guerre, distruzioni e pressioni subite.

L’attenzione dei Papi

Dal libro, inoltre, emergono il forte legame che ha sempre unito il Paese dei Cedri e la Santa Sede e l’attenzione che i Pontefici contemporanei hanno rivolto a questa terra martoriata. Il primo Vescovo di Roma a recarsi in Libano fu Paolo VI nel 1964 il quale, durante la sua sosta a Beirut, aveva sottolineato che «il Libano prende il suo posto con onore nel consesso delle nazioni. Ci sembra opportuno ricordare con lodi le sue tradizioni religiose, antiche e venerabili. Non possiamo dimenticare, in particolare, tutto ciò che rappresenta per la Chiesa la fede delle popolazioni cristiane libanesi. E’  espressa nella diversità armoniosa dei riti, nell’abbondanza e nella varietà delle comunità religiose e monastiche, e in molteplici attività di natura apostolica, educative, culturali o caritatevoli» (p.116-117).

Nel 1997, Giovanni Paolo II visitò il Libano in occasione della pubblicazione dell’Esortazione post-sinodale, Una speranza nuova per il Libano, del Sinodo speciale svoltosi nel 1995. In quel contesto, il Papa oggi Santo insistette «sulla necessità per i cristiani del Libano di mantenere e di rinsaldare i loro legami di solidarietà con il mondo arabo. […] Vivendo in una medesima regione, avendo conosciuto nella loro storia momenti di gloria e momenti di difficoltà, cristiani e musulmani del Medio Oriente sono chiamati a costruire insieme un avvenire. Un avvenire di convivialità e di collaborazione, in vista dello sviluppo umano e morale dei loro popoli» (p.118).

Nel 2010, fu Papa Benedetto XVI a presiedere un nuovo Sinodo dedicato al Medio Oriente e, nel 2012, a compiere un pellegrinaggio in Libano per consegnare l’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente in cui il Pontefice faceva un appello accorato a tutta la regione affinché vivesse in pace, non dimenticasse le proprie radici e guardasse al futuro con speranza.

Il riferimento è al Documento sulla fratellanza umana

Nonostante non ci sia ancora stato un viaggio ufficiale di Papa Francesco in Libano, in diverse occasioni, il Santo Padre ha ringraziato il Paese dal «cuore accogliente». Ha dato  ospitalità ai rifugiati. Inoltre il Papa ha ringraziato la comunità libanese «per mantenere l’equilibrio creativo – forte come i cedri – fra cristiani e musulmani, sunniti e sciiti; un equilibrio da patrioti, da fratelli» (p.119).

Il pontificato di Papa Francesco è stato caratterizzato fin dall’inizio da un’autentica apertura all’altro. In questa prospettiva, si è collocato il Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato nel 2019 ad Abu Dhabi dal Santo Padre e dal grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib. Il Documento rappresenta una pietra miliare per la promozione del dialogo tra credenti. Assieme al concetto di fraternità, si diffonde quello di cittadinanza, fondamentale per costruire una convivenza pacifica. Alla luce del suddetto Documento, la dott.ssa Speranza ha definito il Paese «come un laboratorio privilegiato nel processo verso l’acquisizione piena del concetto di cittadinanza nel mondo mediorientale» (p.140).

Nel libro emerge lo spessore culturale del Paese dei cedri 

Nel volume Fortezza Libano, con grande abilità e accuratezza, l’autrice ha passato in rassegna la storia di questa striscia di terra, stretta tra Israele e Siria. ha raccontato il Paese anche nel suo spessore culturale e facendo riferimento a scrittori, poeti, intellettuali e artisti che testimoniano la profondità e la ricchezza della cultura libanese.

In definitiva, questo affascinante libro offre al lettore la possibilità di immergersi alla scoperta di questo Paese che profuma di gelsomini. Si attraversa un ricco quadro di riferimenti storici con la speranza che, come ha ricordato lo scrittore libanese Amin Maalouf, si possa realizzare il sogno di «un mondo in cui l’agnello e il lupo si abbeverano allo stesso ruscello» (p.174).

Fernando Chica Arellano

https://www.urbaniana.press/fascicolo/uuj-2024–2/10099

Disabilita’ e sport

Potenzialità espressive, sport, anziani, spazi abitativi adeguati, sono stati tra i temi dell’incontro “Noi non loro” organizzato a Scampia dalla Conferenza episcopale italiana, che si conclude oggi con la Messa nel Duomo di Napoli. Tre giorni di confronto che hanno offerto un quadro essenziale dei bisogni delle persone con disabilità e che hanno inviato un messaggio potente sui sorprendenti risultati raggiunti quando entrano in campo attenzione e ascolto

Fausta Speranza – Scampia, Napoli 

 

“Separare le persone dai problemi”: con questa espressione lo psicoterapeuta Giovanni Miselli, intervenuto all’incontro “Noi non loro” della Conferenza Episcopale Italiana, che si è chiude oggi con la Messa celebrata a Napoli dall’arcivescovo della città, monsignor Domenico Battaglia, ha invitato i partecipanti, provenienti da tutta Italia, a concentrarsi su valori e desideri di persone con disabilità per “lasciare esplodere le tante potenzialità che tutti hanno”. Miselli ha sottolineato l’importanza fondamentale di un ascolto davvero attento per capire i desideri e i valori delle persone che non riescono ad esprimersi compiutamente. “E’ solo attraverso i loro desideri che si capiscono i valori e solo comprendendo i valori si può comprendere il progetto di vita che bisogna concepire per chiunque”.

Ascolta l’intervista con Giovanni Miselli

La contagiosa energia di Oney Tapia

Al secondo giorno di dibattiti dell’incontro voluto dal Servizio per la pastorale per le persone con disabilità della Cei si è parlato in particolare dell’ambito dello sport. Tra le varie testimonianze, quella dell’atleta paralimpico Oney Tapia che, al ritmo di musica, ha ringraziato la Cei e tutti i partecipanti per “tre giorni di condivisione di pensieri e di esperienze straordinari”. A proposito di agone sportivo, Claudio Arrigoni, giornalista del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, che da anni segue le Paralimpiadi, ha messo in luce gli straordinari risultati raggiunti, sottolineando che nel mondo sono 650 milioni le persone con disabilità e che soltanto una percentuale troppo bassa riesce a fare sport. Arrigoni, tra l’altro, ha chiarito che le statistiche testimoniano che le persone con disabilità che si misurano con lo sport richiedono una spesa sociale di sei volte inferiore rispetto a chi non ne pratica. Una valutazione, quella di Arrigoni, non di tipo strettamente economico, ma che intende richiamare le responsabilità di una società chiamata ad essere lungimirante sotto tanti punti di vista.

Ascolta l’intervista con Oney Tapia
L'intervento di Oney Tapia
L’intervento di Oney Tapia

L’esperienza di ‘Insuperabili’

Toccante il racconto di Raffaella Bussetti, fondatrice di ‘Insuperabili’, associazione sportiva per persone con diverse disabilità. Bussetti ha testimoniato il bisogno, da madre di un adolescente con una forma di autismo, di offrire a suo figlio la possibilità di fare sport, così importante nell’età evolutiva. È da qui che è nata l’esperienza di ‘Insuperabili’ che in Campania ha la caratteristica straordinaria di offrire strutture e contesto per far praticare sport a ragazzi con disabilità fisiche e anche mentali. Bussetti ha ricordato che se per le problematiche fisiche ci sono perfino le Olimpiadi Paralimpiche, restano comunque molte le barriere per l’accesso allo sport di chi ha disagi mentali.

Ascolta l’intervista con Raffaella Bussetti

La terza età

Tantissimi, tra gli altri, gli interventi anche sul tema della terza età. L’Italia nel 2050 sarà il Paese con la popolazione più anziana al mondo, ha ricordato don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa Cottolengo. Don Carmine ha ricordato che a fronte di una fetta di anziani cosiddetti “fit”, cioè che vivono in salute la terza età, ci sono tantissimi che affrontano disagi, malattie e disabilità vecchie e nuove. Per tutte le persone che vivono problematiche “abbattere anche solo un gradino può fare la differenza”, è stata l’indicazione di Marco Bertelli della Misericordia di Firenze. Bertelli ha sottolineato l’importanza del diritto ad uno spazio abitabile che risponda a esigenze e scelte di vita personali e particolari. “Non si può pensare spazi per tutti – è stata la sua indicazione – ma valutare abitazioni e strutture per ciascuno”.

Ascolta l’intervista con Marco Bertelli

La vulnerabilità dei disabili

Ad offrire una sintesi di tante argomentazioni sulla dignità è stato don Gianluca Marchetti, Sottosegretario Cei, che si è soffermato sul concetto di vulnerabilità per spiegare che non si tratta di un confine, ma di una condizione dell’uomo. Tutti, seppur in diverso modo, siamo vulnerabili -ha ricordato – e quando nella storia l’uomo ha pensato di essere un superuomo, dimenticando la propria condizione di limitatezza, ha dato vita agli orrori più gravi dell’ideologia. Comprendere che la vulnerabilità, di cui la disabilità è una declinazione, non è qualcosa che appartiene ad alcune categorie, ma aiuta a vivere in modo pieno l’esistenza e a vivere la relazione nel “noi” che supera le distanze da “gli altri”. Vulnerabilità, è stata dunque la conclusione, è lo spazio dei limiti e delle ferite che tutti sperimentano ed è proprio quello spazio di umanità che Dio incarnandosi abita insieme con l’uomo.

 

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-04/disabilita-cei-suor-donatello-scampia-locatelli-convegno0.html

Disabilita’ e nuove prospettive

Disabilità e nuove prospettive, da Scampia richiamo a vigilare sugli adolescenti

Un forte appello a promuovere attenzione, linguaggio e strumenti sempre nuovi per le persone con disabilità emerge con forza dall’incontro “Noi, non loro”, organizzato dalla CEI alla periferia di Napoli. I sacerdoti impegnati sul campo raccomandano di occuparsi del particolare periodo dell’età evolutiva

Fausta Speranza – Napoli Scampia

Esiste un legame profondo tra povertà e disabilità perché l’una troppo spesso provoca o aiuta l’altra: è quanto ha ribadito, all’incontro “Noi, non loro”, organizzato a Napoli dalla Conferenza Episcopale italiana, Vincenzo Falabella, presidente della Fish – Federazione Italiana per il Superamento dell’handicap. È stata la sua, una delle tante voci emerse in questa terza edizione del congresso, voluta in particolare al Polo universitario di Scampia della Federico II.

L’opportunità della nuova legge in Italia

“Viviamo in Italia un’opportunità unica per una svolta decisiva in tema di disabilità, e la Chiesa è sempre fondamentale come presenza di stimolo per le istituzioni e in termini di collaborazione fattiva sul territorio”, ha detto invece il ministro italiano per le Disabilità, Alessandra Locatelli, intervenuta all’incontro promosso dal Servizio per la pastorale delle persone con disabilità della CEI di cui è responsabile Suor Veronica Donatello.

Ascolta l’intervista con il ministro italiano per le Ddisabilità Alessandra Locatelli

Locatelli ha parlato di centralità della persona, affermando che è arrivato il momento della concretezza. Pochi giorni fa, il 15 aprile scorso, è stato votato l’ultimo decreto attuativo della legge del 2021 che, ha spiegato il ministro, “prevede linguaggio, risorse e strumenti nuovi di inclusione per tutte le età e che porrà l’Italia all’avanguardia in Europa e nel mondo se riuscirà ad attuare quanto previsto”. “Sia in Europa, sia nel mondo – ha quindi aggiunto – c’è grande attenzione per la nuova normativa italiana di cui si è interessato anche il Commissario straordinario per i diritti umani dell’Onu, Volker Turk”.

Il bisogno di risorse all’altezza delle strategie

Resta da capire, è stata la raccomandazione di don Carmine Arice, padre generale della Piccola Casa Cottolengo, se ci saranno le risorse economiche per mettere in pratica tutto questo. In particolare, è l’interrogativo, per quanto riguarda gli anziani. “Nel 2050 – spiega Arice – l’Italia avrà il maggior numero di anziani rispetto a tutti gli altri Paesi del mondo e non tutti, purtroppo, autosufficienti”.

La delicatezza dell’adolescenza

A chiarire che è necessario affrontare l’aspetto disabilità in tutti i momenti dell’esistenza, dall’età evolutiva a quella adulta, è il sottotitolo del convegno “In ogni stagione della vita”. Della peculiarità e delle sfide dell’adolescenza ha parlato don Samuele Ferrari, docente del Seminario Arcivescovile di Milano, incaricato di catechetica e pastorale giovanile, che l’ha definita usando le parole di Chesterton: “L’età della vita meno comprensibile”, sottolineando poi l’importanza di individuare il dono e il talento di ciascun giovane che, a volte, si confondono con i desideri. In ogni caso, “quello che ogni giovane esprime va accolto e curato con attenzione speciale, e in particolare se vive disabilità”. Questo per altro, quando accade – ha ricordato don Samuele – permette tante forme di integrazione, come “ragazzi con forme di autismo che collaborano fattivamente con catechisti, giovani con disabilità impegnati a vario titolo in strutture sportive della parrocchia”. Anche da don Samuele è poi arrivata una raccomandazione, ossia che si tratta di “un cammino continuo da fare insieme, innanzitutto insieme con Gesù, e con l’impegno a imparare e ad ascoltare sempre perché ci sono sempre nuove scoperte da fare”. Da parte sua, il fondatore dell’Associazione Meter, don Fortunato Di Noto, ha messo in luce i rischi delle “trappole digitali”: siti e persone che sfruttano la solitudine di adolescenti e in particolare ragazzi con difficoltà per abusi di tipo sessuale.

Essere protagonisti del cambiamento

Tra gli interventi, c’è stato quello di Maria Rosaria Duraccio, direttore dell’Ufficio per la pastorale delle persone con disabilità della Diocesi di Vallo della Lucania:

Duraccio ha confermato di guardare alla nuova legge come ad una bella opportunità, perché “offre una visione nuova, quella della persona con il suo progetto di vita, mentre fino ad oggi il fulcro degli interventi si è focalizzato sulle disabilità”. Inoltre, ha spiegato che la nuova normativa può aiutare anche le stesse persone con disabilità a guardare diversamente al proprio spazio nella comunità: “Uno spazio di opportunità e non solo di problemi che deve far sentire tutti protagonisti e non vittime”.

L’inclusione vissuta

All’incontro sono emersi straordinari racconti, da nord a sud Italia, di case famiglie dove vivono persone con disabilità senza genitori, come la Casa Amoris Laetitia nella Diocesi di Bergamo, o esperienze particolari di parrocchie che, ad esempio, assicurano strumentazioni per la partecipazione alle attività delle comunità per non vedenti o non udenti, o ancora associazioni sportive, come Gli insuperabili di Caserta. Oltre alla riflessione, dunque, si tratta di valorizzare la creatività che spesso – ha affermato l’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia – può essere stimolata dai protagonisti stessi. Monsignor Battaglia, infatti, ha raccontato quanto la sua Diocesi riceva “in termini di stimoli e idee da un ragazzo affetto da una forma di autismo che collabora da anni con il team della segreteria”.

Una partecipazione di alto livello

Al convegno, le esperienze narrate si intrecciano a rapporti che fotografano le necessità e video che raccontano i progetti Cei. A prendervi parte, in presenza o in collegamento video, oltre all’arcivescovo di Napoli monsignor Domenico Battaglia, sono stati l’arcivescovo di Cagliari e Segretario Generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi e l’arcivescovo di Ascoli Piceno e Vice presidente della Cei, monsignor Giampiero Palmieri. Diverse le autorità civili presenti, oltre al ministro Locatelli e al vice ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, sono intervenuti il Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Matteo Lorito; il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi; il prefetto Michele Di Bari e la stessa suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle Persone con disabilità.

Domani, domenica 21, alle 11, l’incontro si concluderà con la Messa presieduta dall’arcivescovo Battaglia.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-04/disabilita-cei-suor-donatello-scampia-locatelli-convegno.html

L’inclusione che passa per Scampia

Nella periferia di Napoli la terza edizione dell’appuntamento promosso dalla Cei, che da oggi a domenica prossima abbatte le barriere non solo fisiche contro la disabilità, individuando necessità e risorse dei territori. Suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio per la pastorale delle persone con disabilità, racconta la prima scommessa vinta: portare 500 partecipanti in un quartiere ritenuto per tanto tempo difficile per tutti

Fausta Speranza – Napoli Scampia

Lo scivolo come mezzo e come simbolo: rampe che servono per persone con disabilità, scivoli che da sempre fanno divertire grandi e piccoli e che nel gioco creano partecipazioneStiamo parlando di alcuni degli “ingredienti” dell’evento “Noi, non loro”, organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) presso il Polo a Scampia dell’Università Federico II per promuovere inclusione. Quest’anno, per la prima volta, dopo le due edizioni a Roma, ha portato i 500 partecipanti a Napoli. In particolare, dal pomeriggio di oggi, 19 aprile, alla mattina di domenica prossima, teatro degli incontri è il quartiere di Scampia.

Noto per lungo tempo come periferia difficile di Napoli, per l’evento il quartiere ha messo in campo energie straordinarie, come dice suor Veronica Donatello.

La scommessa vinta

Suor Veronica parla ai media vaticani mentre nell’Aula Magna del Polo universitario sta per iniziare l’incontro. Condivide con noi “la gioia per il fatto di vedere una sala strapiena, mentre sembrava impossibile portare qui tante persone con disabilità e poi parla di risposta straordinaria da parte del quartiere: a partire da nuove strutture per la mobilità, strumentazione per persone non udenti o non vedenti, nonché i “giochi inclusivi” inaugurati nella mattina di venerdì in alcune parrocchie di Scampia. Racconta di un territorio che si è mosso per abbattere le barriere: letteralmente per creare possibili vie di movimento e poi metaforicamente per andare oltre le barriere mentali, che possono tenere lontano dalle persone con difficoltà.

“Noi, non loro” è il titolo giusto per “costruire” fattivamente insieme l’inclusione. E la scelta di Scampia – sottolinea suor Veronica – racconta l’altra scelta fondamentale, “andare incontro ai territori”. Significa peraltro scoprire nuove energie e possibilità. La sfida – aggiunge – è creare una cultura nuova. Lo scivolo serve se provoca una riflessione e se mette insieme le persone.

“Il gioco – afferma ancora suor Donatello – è la metafora dell’amicizia: abbiamo scelto di donare questi giochi accessibili a persone di ogni età per rimarcare che il ‘noi’ è possibile e realizzabile, a partire dai territori”.

La collaborazione della Chiesa locale

“Dalle case famiglie, dove vivono le persone con disabilità senza genitori, a una parrocchia di Scampia dove il sacerdote è un tecnico Aba per l’autismo, abbiamo incontrato parrocchie accoglienti”, dice suor Veronica, ribadendo che “l’idea di spostarsi nei territori è quella di far vedere la bellezza, l’accessibilità dei luoghi ma soprattutto di promuovere e scoprire partecipazione”. È anche interessante come alcune diocesi si siano mosse, arrivando alla sinergia con progetti di vita insieme al Comune e alla Caritas, con l’8xmille.

Peraltro, per la prima volta l’evento avrà l’audiodescrizione anche per la parte liturgica per permettere alla rappresentanza di persone con disabilità visiva di poter seguire.

Oltre alla riflessione sul tema, si vuole valorizzare “la creatività che le Diocesi hanno messo in campo perché nessuno resti ai margini e sia escluso”, ribadisce suor Veronica.

Le stagioni della disabilità

Con i 500 ospiti si parla di tutte le età della vita, dall’età evolutiva a quella adulta, e tutte le relazioni guardano all’ambito teologico e pedagogico. “Abbiamo – continua la responsabile Cei – una visione della persona che tiene conto di entrambi gli ambiti: fede e vita. Durante il convegno saranno 60 le esperienze narrate, precedute dall’illustrazione di rapporti che fotografano le necessità e video che raccontano i progetti Cei.

Il programma

Tante autorità civili e ecclesiali previste. All’inaugurazione dei nuovi giochi a portata di persone disabili e nel pomeriggio del 19 sono intervenuti il rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Matteo Lorito, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il prefetto Michele Di Bari, in collegamento video l’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Baturi e la stessa suor Veronica Donatello. A seguire, una tavola rotonda con gli interventi di Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità, su “Decreti attuativi e progetto di vita”, di monsignor Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, e di Vincenzo Falabella, presidente nazionale della Federazione italiana per il superamento dell’handicap.

Tanti gli interventi da diversi punti di vista, come quello di don Mattia Magoni, docente all’Istituto Superiore di Scienze Religiose Bergamo, e quello di Roberto Franchini, presidente Endo-Fap Ente nazionale Don Orione e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Inoltre, all’età evolutiva è dedicato un dibattito, moderato da Riccardo Benotti, giornalista dell’agenzia Sir, con la partecipazione di Dario Ianes, docente alla Libera Università di Bolzano, di Ubaldo Montisci, docente all’Università Pontificia Salesiana, della professoressa Antonella Costantino di Comunicazione e Partecipazione, di Lorenzo Besana e Renata Zanella dell’associazione La Nostra Famiglia, di Christian D’Angiò del Servizio Disabilità della diocesi di Ravenna – Cervia, di Carlo Riva de L’Abilità Onlus e di Fabrizio Serra della Fondazione Paideia.

Domani, 20 aprile, i temi sul tavolo sono quelli dell’adolescenza, dei giovani adulti, degli anziani, fino a giungere alla plenaria, alle 18, con gli interventi di don Gianluca Marchetti, sottosegretario della Cei, e di Maria Rosaria Duraccio, direttore dell’Ufficio per la pastorale delle persone con disabilità della diocesi di Vallo della Lucania.
Il 21 aprile, alle 11 il Convegno si conclude con la Messa presieduta dall’arcivescovo Battaglia.

 

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-04/noi-non-loro-cei-napoli-scampia-disabilita-veronica-donatello.html

La recensione di Mons. Arellano a “Il senso della sete”

Di seguito l’articolo cheMonsignor Fernando Chica Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il polo romano delle Nazioni Unite (FAO, FIDA e Programma alimentare mondiale) ha avuto la bontà di dedicare a Il senso della sete sulla rivista Urbaniana University Press, a gennaio 2024

Il senso della sete. L’acqua tra geopolitica, diritti, arte e spiritualità
Infinito edizioni, Formigine, MO 2021, 256 pp.

Il libro “Il senso della sete. L’acqua tra geopolitica, diritti, arte e spi- ritualità” di Fausta Speranza, brillante giornalista dei media vaticani, è dedicato interamente alla più essenziale delle risorse naturali, l’acqua, che rappresenta un motore di sviluppo economico primordiale da preservare, difendere e promuovere, nelle città e nelle aree più rurali, da parte degli Stati e dalle persone. Edita da Infinito edizioni, la pubblicazione è cor- redata da una lettera di Papa Francesco che ringrazia l’autrice per il suo lavoro e sottolinea come «coltivare e custodire il Creato» sia «un’indica- zione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi, per far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un luogo abitabile per tutti » (p. 9). Inoltre, diversi punti di vista − contenuti nelle prefazioni, introduzioni e postfazione − impreziosiscono il volume che si configura come importante punto di riferimento su una tematica così arti- colata e sfaccettata. Se, nella prima parte, l’autrice denuncia i tanti disastri ambientali legati all’“oro blu”, nella seconda analizza come la tecnologia possa aiutare la conversione ecologica a favore del nostro Pianeta e, infine, nella terza ed ultima parte Fausta Speranza tratta in maniera scrupolosa il rapporto dell’acqua con le religioni, la letteratura, le arti visive, la musica, l’architettura e il cinema, trovando un bacino di saggezza, sacralità che può nutrire lo slancio di cui abbiamo bisogno per invertire la rotta degli attuali disastri ambientali.

Oltre ad essere l’origine della vita, delle civiltà e dello sviluppo economico, l’acqua ha anche un profondo valore simbolico, presente tra l’altro in moltissime religioni. Purtroppo, lo sfruttamento smisurato delle risorse naturali, in un mondo che conosce soltanto la logica del profitto, sta crean- do le condizioni per avvicinarsi ad un punto di non ritorno in cui siccità e inondazioni rischiano di incrementare le migrazioni di massa. Nel 2022, circa 2.2 miliardi di persone non hanno avuto accesso a fonti d’acqua si- cure e l’International Food Policy Research Institute (IFPRI) prevede che, considerati gli attuali tassi di crescita demografica e di consumo idrico, entro il 2025 il fabbisogno di acqua aumenterà di oltre il 50%. Ad essere colpiti maggiormente saranno gli agricoltori, soprattutto nei Paesi a basso reddito, dove i raccolti dipendono da sistemi di irrigazione ad alto consumo d’acqua. Vi sono, inoltre, 17 Paesi che ospitano circa un quarto della popo- lazione mondiale che stanno affrontando una gravissima crisi idrica, con un rischio molto elevato di terminare le proprie risorse di acqua. Se guardia- mo all’Unione Europea, il 12% della popolazione lamenta problematiche legate all’acqua che riguardano non tanto la scarsità quanto l’inquinamen- to. Nello scacchiere internazionale l’acqua riveste dunque un’importanza strategica: si pensi, ad esempio, alla crisi del lago Ciad che rappresenta il bacino idrico più importante dell’Africa centro-settentrionale in quanto fornisce acqua ai quattro Stati circostanti (Ciad, Camerun, Nigeria e Niger) e che negli ultimi anni si sta prosciugando a ritmi preoccupanti, causando massicci flussi migratori.

Ispirandosi all’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco e all’idea che tutto è intimamente connesso, dal libro emerge la forte correlazione tra cura del creato e cura delle comunità che lo abitano. L’uomo, la natura, lo sviluppo sono legati indissolubilmente all’acqua, ma sono ancora troppe le persone che non vi hanno accesso anche se, come ha ricordato il Santo Padre nella suddetta Enciclica, « l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità » (LS, 30). La tesi più interessante intorno alla quale ruota l’intero libro è considerare l’acqua come il primo dei diritti umani, diritto che costituisce l’architra- ve di tutti gli altri diritti. Eppure, nel 2020, in piena pandemia, l’acqua è stata quotata in borsa al pari dell’oro, del petrolio o di qualsiasi altra merce, soggetta alle speculazioni del mercato che fanno lievitare i prezzi sulla base dello loro reale o presunta scarsità. Speculare su un bene come l’acqua è davvero immorale ed è il risultato di una mentalità utilitaristica che monetizza tutto, anche ciò che deve rimanere un bene comune, vale a dire un bene la cui utilizzazione economica non può andare ad intaccare il nucleo essenziale dei diritti umani.

Non c’è dubbio che il degrado ambientale globale ci chiami a rivedere le nostre politiche e a rivedere l’economia e lo sviluppo sociale in termini di sostenibilità. In un’era dominata dalla tecnologia dove si raggiungono formidabili conquiste, è paradossale che rimangano irrisolte questioni fon- damentali in cui sono in gioco l’esistenza e la dignità dell’essere umano. È dunque estremamente urgente ripensare l’intero sistema di relazioni tra persone, tecnologia e ambiente e parlare di ecologia «avendo a cuore il bene degli esseri umani e della casa comune, nell’interezza della concezio- ne di bene e nella completezza di senso delle possibili relazioni » (p.75).

La riflessione illuminante di Fausta Speranza sull’acqua mette in luce, attraverso una vasta raccolta di informazioni e di lunghe ricerche, i temi e le problematiche che attraversano le varie questioni legate a tale bene. Il volume, inoltre, offre al lettore interessanti spunti di riflessione sul «pri- mo, basilare ed emblematico elemento naturale da cui partire per riflettere sulle urgenze del pianeta » che « rappresenta un fattore chiave per la sussi- stenza, utile per ragionare di un nuovo patto sociale globale » (p. 27).

Fernando Chica Arellano

 

La vita nella deflagrazione che nessun crimine contiene

Al Santuario della Madonna di Briano il «Canto delle Creature per don Peppe Diana»

13 aprile 2024

«Don Peppe amava cantare e amava i canti popolari». Nasce da qui l’idea che sta alla base dell’iniziativa diretta da Ambrogio Sparagna, fondatore e direttore dell’Orchestra popolare italiana, per ricordare, a 30 anni dall’uccisione, don Giuseppe Diana nella sua terra campana. Si tratta del concerto Canto delle Creature per don Peppe Diana che viene eseguito con i Solisti dell’Orchestra popolare italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel pomeriggio del 13 aprile al Chiostro del Santuario della Madonna di Briano. Una terra che non ha dimenticato il sacerdote e che «al contrario ha tratto energie e coraggio per il rinnovamento dal suo martirio», dice Sparagna.

L’occasione è particolare perché sono due gli anniversari considerati. Il 19 marzo 1994 a Casal di Principe, dove era nato il 4 luglio 1958, don Peppe veniva ucciso a colpi di pistola nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari, alle 7:20, mentre si accingeva a celebrare la messa. Il suo scritto più noto, la lettera Per amore del mio popolo diffusa a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana, resta quale manifesto dell’impegno contro il sistema criminale. Ci sono poi gli 800 anni dalla composizione del Cantico delle creature di san Francesco che — sottolinea Sparagna — «in quanto primo canto popolare religioso ben si sposa con la sensibilità di chi vuole ricordare don Peppe sacerdote scout e ben si associa al valore della vita che si vuole celebrare». Al concerto pertanto interviene Davide Rondoni, presidente del Comitato 800, che sottolinea come «in un tempo di depressione o passioni tristi il santo di Assisi è una deflagrazione di vita».

Gli artisti coinvolti, oltre a Sparagna, voce e organetto, sono Gianni Aversano, voce e chitarra; Clara Graziano, voce e organetto; Raffaello Simeoni, voce e fiati popolari; Erasmo Treglia, fiati popolari, violino e ghironda; Alessia Salvucci, tamburelli; Anna Rita Colaianni, voce e direzione del Gruppo vocale Polifonia Aurunca. E per il concerto, oltre al Cantico, ci si è ispirati a Laude antiche dedicate al martirio di Cristo che — afferma Sparagna — «aiutano a capire il valore del martirio nella storia di don Diana». Tornano in mente le parole del sacerdote: «Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione” (…) sino al dono di sé.»

Don Diana vedeva la Campania, definita in passato Campania Felix per le caratteristiche di fertilità, ridotta dalle mafie a «laboratori di violenza e di crimine». Sotto questo aspetto — afferma Sparagna — è importante il richiamo a san Francesco perché «si vuole ripartire dallo sguardo alla ricchezza vitale della natura, proprio del santo di Assisi, per far rinascere il territorio». A questo proposito Sparagna parla di collaborazione fattiva citando il coordinatore del Comitato don Peppe Diana, Salvatore Cuoci, il giornalista e scrittore Raffaele Sardo, il poeta e regista Salvatore Nappa.

Peraltro, la tradizione sacra popolare ha accolto nel suo ampio repertorio musicale una serie di componimenti che descrivono la bellezza e la grandezza del Creato. Ed è tra i terreni agricoli della cittadina casertana di Briano che si avvistano il santuario mariano con il chiostro in cui si svolge il concerto e una piccola chiesa che si distingue per affreschi antichi e moderni. «Da sempre l’essere umano in mezzo alla natura canta», dice Sparagna.

di FAUSTA SPERANZA

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2024-04/quo-085/la-vita-nella-deflagrazione-che-nessun-crimine-contiene.html